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Notizie di Malasanità

MALPRACTICE ED AUTOASSICURAZIONE

09 Ottobre 2015

Pubblichiamo l' ABSTRACT dell'articolo  del Prof. Marchi su Malasanità e Assicurazioni

N. 206 - 2015

Assicurazioni sanitarie Abstract

Prendendo lo spunto dal Dossier dell’Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) intitolato “Malpractice, il grande caos” (Luglio 2014) e dalle repliche/precisazioni che ne sono seguite emergono alcune considerazioni, in parte commenti a quanto riportato ed in parte spunti per ulteriori riflessioni.

Nel Dossier si afferma che “quella dell’autoassicurazione non è stata una scelta pianificata dall’alto, costruita seguendo una metodologia di prevenzione e di gestione dei rischi condivisa a livello locale secondo linee guida approvate da qualche ministero. Si è trattato piuttosto di una risposta, in molti casi disordinata, all’emergenza causata dalla crescita dei premi assicurativi e, spesso, anche dalla mancanza di un assicuratore disposto a prendersi il rischio (che per molte compagnie è divenuta una certezza) di perdere soldi nella malasanità degli ospedali italiani”.

 

Marco Marchi Prof. Ordinario di Statistica sanitaria, DISIA Università di Firenze Presidente Commissione rischi sanitari del C.I.S.A. (Centro interuniversitario per gli studi attuariali e la gestione dei rischi).

L’indicatore principale fornito dall’Ania è quello del rapporto “sinistri/premi” (“loss ratio”, ovvero quanto pagato per i sinistri rispetto a quanto incassato per i premi assicurativi)) per il quale vengono riportati dati clamorosi:

“Per l’intero settore della R.C. medica al 31/12/2012 il rapporto medio dei sinistri a premi per le varie generazioni dal 1994 al 2012 si attesta al 173%”!

Attualmente, secondo l’Ania, la spiegazione delle macroscopiche perdite sopra evidenziate andrebbe ricercata nella “miscela esplosiva costituita da una dilatazione del concetto di malpractice da parte dei tribunali ed un incremento inarrestabile del valore dei risarcimenti, scarsa prevenzione o risk management da parte degli ospedali, incremento esponenziale delle liti e crescente attivismo di strutture di infortunistica e legali”.

D’altro canto in un documento della Conferenza delle Regioni, illustrato in una audizione parlamentare del Gennaio 2014, si prende decisamente posizione affermando che l’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile medica non rappresenta “la panacea di tutti i mali” ed anche se così fosse “i costi sarebbero così elevati, e stante così le cose, pressoché insostenibili per professionisti e strutture, sempre ammesso che vi siano reperibili assicurazioni disponibili a contrarre, delle quali ci si possa fidare (vale a dire solvibili ed affidabili)” da cui la via d’uscita, per le strutture sanitarie, è quella della “gestione diretta dei sinistri, perché ne impone l’analisi sistematica e stimola l’individuazione dei possibili correttivi”… almeno  per quanto attiene ai danni non catastrofali”.