× Per offrirti il miglior servizio possibile, questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti. Continuando la navigazione autorizzi l'uso dei cookies

CONSULTAZIONI GRATUITE: ZERO SPESE AVVIO PRATICA

Notizie di Malasanità

DIAGNOSI DIFFICILE? LA CASSAZIONE DECIDE CHE IL MEDICO E' IN COLPA SE NEGLIGENTE

08 Ottobre 2013

DIAGNOSI DIFFICILE? LA CASSAZIONE DECIDE CHE IL MEDICO E' IN COLPA SE NEGLIGENTE
Corte di cassazione - Sezione III civile – Sentenza 12 marzo 2013 n. 6093
  12 marzo 2013

Il giudice non può escludere la colpa del medico basandosi sulla scusabilità dell’errore diagnostico per la speciale difficoltà della diagnosi – rilievo questo relativo alla sola perizia - senza valutare autonomamente eventuali profili di imprudenza e negligenza che se ricorrenti sono comunque fonte di responsabilità contrattuale anche nei casi di particolare difficoltà.

Con la sentenza 6093/2013, ha accolto le ragioni  di una paziente a cui era stato erroneamente diagnosticato un cancro e che dunque era stata sottoposto alle relative cure prima che si scoprisse la vera natura della malattia.
Invece il Giudice d'appello aveva assolto il medico per la rarità di quelle neoplasie e per la possibilità di confondimento diagnostico”.

  la Cassazione afferma che “La limitazione di responsabilità professionale del medico-chirurgo ai soli casi di dolo o colpa grave, ai sensi dell’art. 2236 c.c., attiene esclusivamente alla perizia, per la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, con esclusione dell’imprudenza e della negligenza ....... omissis .... anche nei casi di speciale difficoltà, tale limitazione non sussiste con riferimento ai danni causati per negligenza o imprudenza, dei quali il medico risponde in ogni caso”.

“Il giudice del merito, nel caso in esame, si è attestato sulla scusabilità dell’errore diagnostico per la speciale difficoltà della diagnosi — rilievo questo relativo alla sola perizia, peraltro neppure debitamente motivato in relazione alle particolarità del caso concreto - per escludere la responsabilità a vario titolo dei soggetti coinvolti, ma nulla ha detto con riferimento alle altre due ipotesi: negligenza o imprudenza che, se ricorrenti, sono fonte di responsabilità contrattuale anche nei casi di speciale difficoltà”.

La Cassazione afferma che anche il Primario “ha la responsabilità dei malati della divisione (per i quali ha l’obbligo di definire i criteri diagnostici e terapeutici, che gli aiuti e gli assistenti devono seguire), deve avere puntuale conoscenza delle situazioni cliniche che riguardano tutti i degenti, a prescindere dalle modalità di acquisizione di tale conoscenza (con visita diretta o interpello degli altri operatori sanitari), ed è, perciò obbligato ad assumere informazioni precise sulle iniziative intraprese dagli altri medici cui il paziente sia stato affidato, indipendentemente dalla responsabilità degli stessi”.


“E ciò, al fine di vigilare sulla esatta impostazione ed esecuzione delle terapie, di prevenire errori e di adottare tempestivamente i provvedimenti richiesti da eventuali emergenze”.