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Notizie di Malasanità

OMESSA DIAGNOSI ANEURISMA DELL'AORTA: DOPO 10 ANNI LA ASL CONDANNATA A PAGARE 1 MILIONE DI EURO ALLA FAMIGLIA

28 Gennaio 2013

OMESSA DIAGNOSI ANEURISMA DELL'AORTA: DOPO 10 ANNI LA ASL CONDANNATA A PAGARE 1 MILIONE DI EURO ALLA FAMIGLIA

Città di Castello, muore per errore medico, paga la Asl: dopo 10 anni condanna record da un milione di euro per i sanitari non si erano accorti di un aneurisma dell’aorta ascendente

  

CITTÀ DI CASTELLO - È morta in un lampo, ma per il risarcimento la famiglia ha aspettato dieci anni. Dieci anni per un milione di euro e un caso di malasanità che fa rabbrividire, con una mamma di 44 anni che muore in meno di 48 ore, lasciando due figli e una famiglia a chiedersi perché.

 

 

La spiegazione l’ha data giovedì, pochi minuti dopo le tre di un giorno di pioggia, il giudice Balloni che dal tribunale di Città di Castello ha condannato la Asl 1 al pagamento di un milione di euro alla famiglia della donna morta per un aneurisma che nessuno ha visto.

Un aneurisma all’aorta che nessuno ha notato, tanto da rimandare a casa quella mamma che diceva di avere lancinanti dolori tra gola e sterno.

 

Nessuno, tra i dottori del pronto soccorso, di medicina generale e di cardiologia, ha visto e ha capito. Nessuno ha potuto aiutare quella donna, morta dopo due giorni di dolori senza una spiegazione. Eppure, una semplice Tac avrebbe potuto salvare la vita alla mamma: per lei hanno continuato a combattere figli e parenti. Difesi dagli avvocati Giannini e Bacino, almeno questa battaglia l’hanno vinta.

 

E l’Asl 1 è stata così condannata a un risarcimento milionario. Il tribunale ha riconosciuto ieri la piena responsabilità dei medici dell’ospedale di Città di Castello per la morte della donna di 44 anni.

È la mattina del 23 settembre 2003 quando la signora si presenta al pronto soccorso del nosocomio tifernate in preda a gravi e persistenti dolori localizzati tra la gola e lo sterno. A seguito di alcuni controlli, che danno esito negativo, la donna viene rispedita a casa. «Ricovero non dovuto», dicono dall’ospedale. Durante la notte, però, i dolori sono ancora fortissimi dolori: si chiama il medico di famiglia che, dopo aver sollecitato la donna a tornare in ospedale, avvisa i colleghi del pronto soccorso raccomandando un attento esame del caso.

 

La donna viene inizialmente ricoverata nel reparto di cardiologia per essere poi trasferita in quello di medicina con diagnosi di dolore gastrico, a seguito della negatività per disturbi cardiaci. Nonostante il trattamento terapico a base di analgesici, i dolori sono ancora presenti quando la donna viene dichiarata morta alle 22 dello stesso giorno. Aneurisma dissecante dell’aorta ascendente. Questa la causa del decesso, stando a quanto individuato dall’esame autoptico. Patologia non riconosciuta da tutti i medici che hanno avuto in cura la vittima.

 

L’accoglimento del ricorso arriva al termine di una straziante vicenda giudiziaria. I familiari della donna, affidati al patrocinio degli avvocati Gabrio Giannini e Guido Bacino, hanno citato in giudizio la Asl 1 ritenendo la esistenza di una grave responsabilità dei sanitari. Responsabilità, poi accertata dall’ultima delle due consulenze disposte durante il giudizio civile, consistente principalmente nell’aver sottovalutato il sintomo e, quindi, per non aver orientato i sospetti verso la possibile diagnosi di aneurisma. Come riferito dal consulente, la professoressa Francesca Barone, una Tac al torace avrebbe permesso una tempestiva individuazione della grave patologia permettendo di sottoporre la paziente a un intervento chirurgico d’urgenza che le avrebbe salvato la vita.

 

Da qui ill riconoscimento della responsabilità dei sanitari e la conseguente condanna dell’Asl 1 al pagamento del risarcimento del danno da perdita parentale. Un milione di euro, ma la mamma non tornerà.