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Notizie di Malasanità

Cassazione stabilisce il “diritto a non nascere” del neonato down

09 Novembre 2012

Cassazione stabilisce il “diritto a non nascere” del neonato down

Cassazione stabilisce il “diritto a non nascere” del neonato down

 

Profili di contraddittorietà della sentenza n. 16754, del 2 ottobre 2012 con l’ordinamento nazionale ed internazionale

Con la sentenza n. 16754 del 2 ottobre 2012, la Corte di Cassazione ha riconosciuto, per la prima volta nell’ordinamento italiano, il “diritto” del neonato a chiedere alla madre od al medico il risarcimento del danno per essere nato “malformato”, contraddicendo con ciò due sue precedenti pronunce, emesse nel 2004 e nel 2009.

 Il caso era quello di una madre che aveva esplicitamente chiesto al sanitario, in servizio presso l’Usl di Castelfranco veneto, di fare tutti gli accertamenti diagnostici necessari per escludere patologie gravi del feto, condizionando ad esse la prosecuzione della gravidanza. Tuttavia, il medico invece di prescriverle l’amniocentesi che avrebbe probabilmente permesso di scoprire la sindrome di Down da cui era affetto il nascituro, le aveva prescritto unicamente un test rivelatosi poi inattendibile.

 Per la Cassazione la responsabilità del medico non discende dall’omessa diagnosi bensì dal fatto che, facendo nascere il bambino down, si è violato il «diritto di autodeterminazione della donna nella prospettiva dell’insorgere, sul piano della causalità ipotetica, di una malattia fisica o psichica». La legittimità dell’istanza risarcitoria del neonato, secondo i giudici, deriva quindi «da un’omissione colpevole cui consegue non il danno della sua esistenza, né quello della malformazione di per sé sola considerata, ma la sua stessa esistenza diversamente abile, che discende a sua volta dalla possibilità legale dell’aborto riconosciuta alla madre in una relazione con il feto non di rappresentante rappresentato, ma di includente incluso».

 La Cassazione estende poi il diritto al risarcimento anche al padre, ai fratelli e sorelle del neonato, in quanto, a suo avviso, la sua esistenza si riverbererà in termini di minor disponibilità dei genitori, di perdita di «serenità e distensione» in ambito familiare, oltre che a tendere in un onere economico.