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CONSULTAZIONI GRATUITE: ZERO SPESE AVVIO PRATICA

  • 11/05/2014» ABBASSA I DENTI AL PAZIENTE E GLI PROCURANO EMICRANIE, MAL DI SCHIENA E PERDITA DI EQUILIBRIO. DENTISTA CONDANNATO A PAGARE 60.000 EURO

    Si era rivolto al dentista di fiducia per normali cure dentarie. A distanza di un po' di tempo, inizio' ad accusare dolori alla testa, alla schiena  e perdite di equilibrio. Il dentista provo' a difendersi dicendo che i fastidi derivavano da bruxismo (l'abitudine di stringere i denti -digrignare- durante il sonno). I giudici hanno accertato che, in realta', i fastidi derivavano dalle cure sbagliate a cui l'aveva sottoposto il dentista: gli aveva limato i denti erroneamente, compromettendo tutto l'equilibrio della bocca.

    Il sanitario e' stato  condannato dalla Corte d'appello di Brescia a pagare all'ex paziente € 64.000,00, fra risarcimento e spese legali.

     


  • 14/02/2014» perche' questa campagna contro i diritti del danneggiato?

    Si legge sul sito dell'Ordine dei medici: "Fate causa ai medici: è gratis!!La campagna pubblicitaria comparsa di recente sui media con l’invito ai potenziali clienti ad intraprendere azioni di risarcimento danni contro i medici e le strutture sanitarie per ogni presunto errore medico, oltre ad avere un taglio francamente indisponente per il marcato carattere mercantile dell’iniziativa, mette in evidenza un approccio al problema che può avere effetti devastanti sia sui professionisti medici che sul Servizio Sanitario Nazionale nel suo complesso. Nessuno nega il giusto diritto del paziente ad essere risarcito nel caso in cui sia accertato un errore che lo ha danneggiato, ma da qui a sollecitare un diffuso interesse rivendicativo, perché tanto non costa nulla, ce ne passa!Sembra quasi che, in tempi di crisi economica, tutto questo possa rappresentare una “scorciatoia” per facili guadagni: fai causa al dottore o all’ospedale e vedrai che qualche soldo ti arriva (il tutto peraltro spesso vanificato dagli assurdi tempi della giustizia italiana). Ovviamente chi propone queste cose pensa solo al proprio tornaconto e non si prefigura minimamente le conseguenze che un atteggiamento del genere può provocare: medicina difensiva, accertamenti sanitari inutili e non appropriati, esplosione dei costi assicurativi, indebolimento del SSN che, oltre a finanziare le prestazioni sanitarie, sarebbe sempre più in crisi per coprire i costi delle controversie. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici già in passato si è interessata di questo problema, che ciclicamente torna alla ribalta dei media con queste campagne pubblicitarie. Chiedendo, soprattutto, l’intervento del Ministero della Salute perché è chiaro a tutti che la questione non interessa solo i medici in quanto tali, ma più che altro la tenuta economica del Servizio Sanitario Nazionale. Questa iniziativa pubblicitaria rende ancor più urgente e necessario un intervento regolatore del Parlamento che riporti la problematica entro confini accettabili e corretti, restituendo serenità ai medici, giustizia vera ai cittadini e sostenibilità al Servizio Sanitario".

    La scrivente ha inviato al Presidente dell'Ordine degli avvocati una lettera di protesta perchè, in estrema sintesi

    -un conto è riferirsi ad una determinata pubblicità che puo’ avere contenuti sgradevoli o  offensivi e ricordiamo all’Ordine dei medici che è possibile segnalarlo alle Autorità a cio’ preposte

    -un conto è denigrare con un articolo davvero offensivo nei confronti di tutte le categorie degli operatori nel settore della malasanità, e dunque del legittimo e sacrosanto operato di legali e società che se anticipano i pesanti costi che il cittadino deve sostenere per avere accesso alla giustizia, non riteniamo che debbano essere accusati come abili speculatori in danno della categoria sanitaria, è  veramente troppo!  -

    - ricordiamo ai medici che questo vittimismo e questo denigrare i diritti del paziente NON GIOVA, alimenta una guerra ingiustificabile, mentre giova ristabilire il principio basilare e sempliche che se c’è un danno va risarcito, anche se a causarlo è un sanitario!

    - riteniamo del tutto legittimo che tra avvocato e cliente si possano stabilire accordi economici in libertà nel rispetto della legalità e della deontologia, se l’avvocato ritiene che il diritto alla salute del suo assistito sia stato violato

    - far credere che la malpractice e le azioni risarcitorie siano il business in tempi di crisi non solo è scorretto (“qualche soldo ti arriva”, ma dove siamo?) e non fa onore a nessun professionista ma non corrisponde affatto alla realtà, perché è difficilissimo complicato ed oneroso arrivare ad un risarcimento sia modesto che meno modesto, e anche se l’avvocato puo’ andare incontro al cliente c’e’ sempre il rischio di essere condannati se l’azione è infondata

    - le ragioni che le azioni risarcitorie non siano affatto un business, sono alla portata di tutti e sconfessano il contenuto dell’articolo;

    - il danneggiato prima inoltra  una richiesta di risarcimento del danno che qualsiasi legale fonda su una relazione medico-legale

    - ottenuta la relazione di parte, la controparte sanitaria  si limita spesso a contrapporre un’altra relazione che spesso esclude piu’ o meno nettamente la responsabilità, di fatto la transazione dei danni con le strutture ospedaliere o le loro assicurazioni (ormai datesi quasi tutte alla fuga, al punto che si è dovuto obbligare il medico a stipulare  la polizza professionale)

    - la circostanza che le assicurazioni si siano del tutto allontanate dalla malpractice anche a un profano sta a significare che il rischio di pagare era troppo alto; ed allora se le azioni erano tutte cosi’ infondate e pretestuose come cerca di far credere l’articolo,  sia per le assicurazioni che per la sanità era un’opportunità di lucro e non di perdita, e allora? Il ragionamento dei medici non torna, come non torna il fatto che si è dovuto prorogare di un anno – agosto 2014 – il termine per consentire ai medici di stipulare le polizze sanitarie,  perché?

    - tornando alla difficoltà di far valere il sacrosanto diritto alla salute, il danneggiato allora deve proporre un procedimento di mediazione – obbligatoria ed onerosa - o un ATP spendendo ancora denaro e non poco, dopochè dato che la conciliazione non avviene mai si deve andare in giudizio con altri costi (Contributi unificati, costo di altre perizie per CTU etc).

    - dopo che è decorso almeno un altro anno per trattativa stragiudiziale e mediazione obbligatoria, il danneggiato puo’ iniziare il procedimento di I grado che dura dai due ai quattro anni a seconda del Foro.

    DOVE STA IL BUSINESS?

    INVITIAMO LL’ORDINE DEI MEDICI A COMPIERE UNA STATISTICA PRESSO I PROPRI ISCRITTI VOLTA A CHIARIRE

    A QUANTE RICHIESTA RISARCITORIE SIA STATO INTERESSATO OGNI ISCRITTO

    A QUANTE DI QUESTE SIA STATO DATO CORSO CON UNA TRANSAZIONE

    A QUANTE DI QUESTE SIA SEGUITO IL PROCEDIMENTO GIUDIZIARIO

    QUANTI PROCEDIMENTI GIUDIZIARI SIANO SFOCIATI IN UNA CONDANNA PER I SANITARI E QUANTI IN UNA CONDANNA PER IL DANNEGGIATO

    IL TEMPO DI DURATA DEI PROCEDIMENTI

    All’esito la scrivente ritiene che gli autori dell’articolo rimarrebbero del tutto sorpresi e decisamente eviterebbero simili atti di accusa nei confronti di chi ogni giorno si trova davanti a gravi se non gravissimi danni causati dalla struttura sanitaria e dai sanitari, e che avrebbe tutto il diritto di dire che fermarsi a stigmatizzare una pubblicità, anziché partire dal riconoscimento onesto degli errori o delle criticità, quando sono sussistenti, porterebbe ad una corretta gestione del rischio clinico e ad una riduzione dei contenziosi.

    Accanirsi non servirà, minimizzare neppure, occorre affrontare il problema con responsabilità e senza polemica; e sui danni piu’ gravi dobbiamo invece segnalare la costante tendenza aziendale a non pagare(!) nonostante che il Ministero della Sanità raccomandi la gestione ETICA dei contenziosi.

     

    Avv. Stefania Comini


    L'errore del Medico
           
  • 05/02/2014» NUOVE POSSIBILITA' DI RISARCIMENTO PER GLI EREDI DI PERSONA DECEDUTA PER RESPONSABILITA' DEL MEDICO

    Finalmente, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1361/2014,  interviene a chiarire esattamente come deve essere risarcito il danno da morte.

    Fino ad oggi, l'opinione dei giudici era che, in caso di morte, dovuta a un fatto illecito altrui, quindi anche per errore medico, gli eredi avessero diritto al risarcimento del  c.d. "DANNO DA PERDITA PARENTALE", dovuto per la perdita del proprio caro.

    Questo risarcimento poteva avere due componenti: una somma veniva riconosciuta se la persona morte rappresentava il sostentamento per il familiare, un'altra somma era riconosciuta per il dispiacere patito per la morte del congiunto.

    Vi era, poi, una terza somma a risarcimento del c.d. "danno catastrofale": se il congiunto aveva avuto tempo e modo di accorgersi di stare per morire, questo patimento andava risarcito e il relativo diritto si trasferiva agli eredi. Si trattava, pero', di somme veramente irrisorie.

    La sentenza della Corte rivoluziona la materia e, sottolineando l'importanza del bene vita, afferma che chi la perde ha sempre e comunque un diritto a essere risarcito; questo risarcimento, morendo il titolare, sara' trasmesso ai suoi eredi.

    Dopo questa sentenza, ci si augura che i Tribunali si adeguino e liquidino adeguatamente danni cosi' gravi.


  • 05/02/2014» FINALMENTE IL GIUSTO RISARCIMENTO IN CASO DI MORTE

    La Corte di Cassazione, con la sentenza n.1361/2014, interviene su una materia molto delicata, il “danno da perdita parentale”.

    Finora, a chi avesse perduto una persona cara (prossimo congiunto o convivente), in seguito a fatto illecito altrui, quindi anche errore del medico, veniva riconosciuto un risarcimento che aveva  necessariamente un componente, in alcuni casi poteva averne 2, in altri 3.

     Il fattore necessario era “il patimento sofferto per la perdita del proprio caro”.

    Laddove il proprio caro era anche fonte di sostentamento, si aggiungeva una somma per la perdita subita.

    Ad esempio, il figlio mantenuto dal padre, morendo questi, aveva diritto a una somma per il dolore sofferto e a un’altra somma per la perdita economica subita.

    Una terza componente era il c.d. “danno catastrofale”, che si aveva solo se lo scomparso si era accorto che stava per morire.

    Questa somma, sempre insignificante, a differenza delle altre, veniva riconosciuta come diritto della persona morta che, morendo, lo trasmetteva ai propri eredi.

    In breve, se qualcuno mi priva ingiustamente della vita, io ho diritto ad essere risarcito solo con qualche migliaia di euro se mi accorgo di morire, altrimenti, la privazione della mia vita non ha alcun valore.

    Con la nuova sentenza, la Cassazione rende giustizia e afferma che la persona deceduta ha un diritto a essere risarcita per la vita perduta e questo diritto, come tutti gli altri, si trasmette ai propri eredi.

    Con questa nuova visione, gli eredi dovranno vedersi riconosciute ben piu’ ampie possibilita’ di risarcimento.

     


  • 26/01/2014» Probabilita' di successo della IUI Inseminazione Semplice

    La prima difficolta'  per la coppia che decida per una procreazione medicalmente assistita e' capire quante sono le probabilita' di riuscita della procedura. La prima risposta che deve dare il medico coscienzioso sara' "Dipende". Ci sono infatti tanti fattori da cui dipende la riuscita, primo fra tutti l'eta' della madre. Le statistiche ufficiali aiutano a capire, ma fino a un certo punto. La relazione del MInistero della Salute sulla p.m.a. ha molti limiti: sull'eta' della madre, si fanno solo 4 fasce: minore di 34 anni, fra 35 e 39 anni, fra 39 e 42, superiore a 43. Sarebbe stato opportuno suddividere ancora in altre fasce. Altra difficolta' e' capire cosa si intende per "successo" della tecnica. Spesso, i centri di p.m.a. riportano "cicli iniziati" e "gravidanze", ma la gravidanza non puo' considerarsi un successo, almeno per la coppia che vuole un figlio e lo vuole sano.  Bisogna quindi confrontare il numero dei "cicli iniziati" con le "gravidanze" e con le "nascite senza problemi".

    Dalla Relazione del Ministero della salute per le p.m.a. effettuate nel 2011 si riferisce che:

    in fascia minore di 34 anni, sono stati iniziati 12.227 cicli, di cui 1573 gravidanze, di cui 1096 parti;

     in fascia 35-39 anni, cicli iniziati 13.891, gravidanze 1.302, parti 782;

    in fascia 40-42 anni, cicli iniziati 4.630, gravidanze 302, parti 157;

    in fascia 43 e oltre, cicli iniziai 1896, gravidanze 69, parti 27.

    Le percentuali di successo sono:

    fino a 34 anni 12,86%;

    da 35 a 39     5,6%;

    da 40 a 42  3,39%;

    da 43 anni in su, 1,42%.

    Bisognerebbe, quindi, non fidarsi di chi dice di avere il 25% di successo, senza specificare le condizioni.


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